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Veltroni PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Baicchi   
domenica 06 gennaio 2008
L’intervista di Veltroni a ‘La Repubblica’ sembra, nonostante la natura ondivaga del protagonista, chiarire una volta per tutte la sua visione politica.
I problemi del nostro Paese sarebbero tutti conseguenza dei condizionamenti che coalizioni eterogenee impongono agli Esecutivi. Quindi la soluzione è quella di eliminare i partiti trasformandoli in due comitati elettorali speculari, concentrare quanto più potere sia possibile nel Capo dell’Esecutivo, legittimato dalla elezione popolare, e non disturbare più il Manovratore (termine quanto mai adatto!) per l’intera legislatura.
Al bene di tutti noi ci penserà Lui.
Il progetto, per essere realizzato, prevede tutta una serie di ‘giochini’ di certa incostituzionalità (premio di maggioranza, bipolarismo coatto, cancellazione dei ‘contropoteri’, ecc...), ma questo non sembra preoccuparlo.
Le origini di questa politica ‘nuova’ sembrano facilmente riconoscibili nel concetto di ‘dittatura del proletariato’ su cui si è lungamente fondato il cosiddetto ‘socialismo reale’, oltre che, come è ormai abituale per Veltroni, nell’analogo (sic) pensiero berlusconiano.
Ma proprio Berlusconi, che ha goduto per cinque anni di una ampia maggioranza e di alleati disposti a farsi ‘convincere’ abbastanza facilmente, ci ha recentemente mostrato le conseguenze di questo potere solitario: leggi ad personam, dilagare della corruzione, dei conflitti di interesse, del potere della malavita organizzata, crescita esponenziale dei privilegi della ‘casta’. La paralisi legislativa della passata legislatura e la gravissima crisi economica e finanziaria italiana che ne sono conseguiti non sono certo attribuibili a carenza di potere, ma proprio alla indifferenza per i reali problemi del Paese di un leader occupato a curare essenzialmente gli interessi propri e dei suoi sostenitori.
Veltroni, forse distratto dai suoi festival, non se ne è accorto? E come pensa di impedire che tutto ciò si ripeta?
Certo che in altri Paesi l’elezione diretta del capo dell’Esecutivo funziona, ma funzionano anche contropoteri che in Italia non ci sono più o sono sotto attacco: l’informazione indipendente, ad esempio; una burocrazia (termine non spregiativo in sé) meno popolata di parenti e di clienti dei politici e una imprenditoria più competente e meno asservita ai loro favori; una Giustizia autonoma e indipendente. Soprattutto esiste ancora una opinione pubblica gelosa della propria libertà e disposta a usare il suo potere di scelta.
Ma su una cosa Veltroni ha ragione: un Paese sottoposto quotidianamente ai ricatti di gruppetti o singoli che hanno il potere di far cadere il Governo di cui fanno parte è ingestibile.
E’ dunque legittimo chiedersi come impedire che il nostro Parlamento sia popolato, oltre che da inquisiti e condannati per reati gravi, anche da personaggi che appena eletti si mettono disinvoltamente ‘sul mercato’ o usano la loro posizione determinante come arma di ricatto.
Si potrebbe sottrarre il monopolio delle candidature ai vertici dei partiti, che quei signori li hanno fatti eleggere imponendoli grazie al  ‘porcellum’ di Calderoli, e restituire agli elettori il potere di scegliersi i propri rappresentanti che la Costituzione affida loro.
La ricetta del ‘premio di maggioranza, che tradisce il dettato costituzionale e, nella versione del referendum Guzzetta (non sgradito a buona parte della ‘casta’), resuscita il modello Acerbo-Mussolini, mi sembra invece una medicina peggiore del male.
Per scoraggiare i troppi avventurieri la vera riforma potrebbe essere semplicemente ridurre i privilegi che fanno degli incarichi politici la più lucrosa, irresponsabile e duratura delle attività, aperta a qualunque improvvisato personaggio disponibile a servire fedelmente e successivamente anche più di un padrone.  
Ma quello che sembra emergere da questa stagione di proclami e dichiarazioni a ruota libera è soprattutto il disegno di ‘blindare’ una oligarchia senza ideali e indisponibile a sottoporsi al giudizio popolare. Tutto appare accettabile, purché garantisca la sopravvivenza nella propria posizione; anche il dibattito sulla legge elettorale è di fatto condizionato in realtà dal valore della ‘soglia’, che, solo per fare un esempio, potrebbe garantire a Rifondazione una posizione di prevalenza nella costruzione della ‘nuova sinistra’.
 
In questa situazione parlare di rispetto e attuazione della Costituzione (di cui solo formalmente si celebrano i 60 anni) apparirebbe anacronistico se non costituisse invece l’unica concreta e possibile alternativa a una deriva che rischia di portarci fuori dal quadro delle democrazie.
I problemi che sono di fronte a quanti, a tutti i livelli, intendono assumere responsabilità politiche non sono più (ammesso che lo siano mai stati) di ordinaria gestione. L’emergenza ambientale non può essere affrontata che con un epocale mutamento dei modelli di consumo; la palude delle guerre dichiarate e striscianti, la vita di larga parte dell’umanità al di sotto delle soglie di sopravvivenza e di libertà richiedono un ripensamento radicale dei rapporti internazionali sul piano giuridico ed economico; il dilagare dell’insicurezza e della precarietà nell’era del più travolgente sviluppo scientifico impongono nuovi obiettivi e nuovi modelli sociali.
Su questo piano i Principi Fondamentali della Costituzione del 48, nata dal rifiuto concorde della violenza e dalla ricerca di regole di convivenza civile fra correnti di pensiero diverse, rimangono un riferimento pienamente attuale e ineludibile.
Solo ripartendo dalla Carta e respingendo con assoluta fermezza le proposte che invece di aggiornarLa puntano a stravolgerla potremo ricostruire una classe dirigente che recuperi quel rapporto di fiducia e di credibilità che è fondamento del sistema democratico e restituire al nostro Paese una guida in grado di affrontarne i problemi.  

Non ci rimane molto tempo, ma il capo del PD, persona di nota cortesia, non intende imporre subito le sue proposte; ne preannuncia solo l’avvento per il 2011: abbiamo quindi il tempo di valutarle attentamente. E magari di restituire Veltroni a responsabilità più rispondenti al suo ingegno.
 
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