| Riecco Gelli |
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| Scritto da Aprile Pistoia | |
| lunedì 14 febbraio 2005 | |
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E rieccoci, ci risiamo con Licio Gelli! Questa volta per definirlo addirittura un galantuomo. Si, proprio questa è stata la definizione del “venerabile”, espressa pubblicamente alcuni giorni orsono sulla stampa locale dal Prof. Paolo Baldassarri, Preside dell’Istituto Tecnico “Pacini” DI Pistoia. A parte la definizione che ci sembra comunque abbastanza in contrasto con quanto il “Garzanti” recita alla voce galantuomo: “uomo onesto e leale”, quello che più ci inquieta è che ad aver espresso tale giudizio non è un “nostalgico” qualsiasi, bensì un uomo che ha un ruolo importante nel processo educativo di tanti giovani pistoiesi.
Ma ancora più sconcertante è la risposta che il Prof. Edoardo Bianchini – insegnante anch’esso dell’Istituto Pacini – ha dato a chi – come il segretario della CGIL Scuola Enzo Filosa – ha avuto giustamente da obiettare. In pratica il Prof. Bianchini accusa Filosa e la sinistra in genere, di utilizzare il “fucile del moralismo” contro una persona – il Prof. Baldassarri – che avendo tante qualità dovrebbe avere il diritto a “qualsiasi intervento e di qualsiasi natura” senza che alcuno si possa permettere di contraddirlo. Ora, che ognuno possa pensarla come vuole nessuno lo mette in dubbio, ma che si debba falsare così sfacciatamente la storia recente del nostro Paese, tanto più da chi avrebbe il dovere di far acquisire ai giovani la capacità critica degli avvenimenti, ci sembra davvero un po’ troppo. A fronte del periodico riemergere di tanta veemenza mirata di fatto a riabilitare il “venerabile”, ci viene da pensare che lo stesso non sia ancora a completo riposo. Chissà, forse è in grado ancora oggi di concedere “favori”?
Per un utile esercizio di memoria, come recita appunto il sottotitolo del giornale della CGIL, ci sembra utile riproporre alcuni di questi passi, anche perché il disegno della P2, a detta dello stesso Licio Gelli, è fedelmente interpretato dal governo Berlusconi che punta alla instaurazione forzata del presidenzialismo attraverso il controllo dei mezzi di informazione, della magistratura e la manomissione della Costituzione. Vediamo allora chi è davvero questo “galantuomo”. (Da “Informazioni Sindacali”) Licio Gelli (nato a Pistoia il 21 aprile 1919), è stato Gran Maestro della potente loggia massonica italiana P2, ed ha continuato in questo ruolo anche dopo l'espulsione della P2 dalla massoneria ufficiale, avvenuta nel 1976. Durante il Fascismo, Gelli partì volontario con la spedizione delle camicie nere, mandate in Spagna da Mussolini in aiuto di Francisco Franco, e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich, con contatti fra i suoi gerarchi fra cui Hermann Göring. (A proposito sarebbe interessante sapere se il Prof. Bianchini quando accompagna gli studenti in visita ad Auschwitz, si ricorda di dirgli che un loro concittadino – purtroppo famoso – come Licio Gelli, ha avuto un importante ruolo di collaborazione con gli esecutori di tanto orrore). Ma chi è questo Gelli? - si chiedono Turone e Colombo i due magistrati ai quali, nel 1980, viene assegnata l’inchiesta sullo strano rapimento del banchiere Michele Sindona e sull’uccisione del commissario liquidatore delle banche di Sindona, avv. Giorgio Ambrosoli-. Licio Gelli, quasi sconosciuto, allora, dal grande pubblico, era il Maestro Venerabile della loggia massonica Propaganda 2, che riuniva la crema del potere italiano. C’era la fila, per ottenere udienza da Gelli nella sua suite all’hotel Excelsior, in via Veneto, a Roma. La loggia era segreta, per non mettere in imbarazzo i suoi potenti iscritti, dispensati anche dalle ritualità massoniche. Bastava la sostanza. Nel 1981, una perquisizione della Polizia nella villa di Gelli ad Arezzo, ha portato alla scoperta della famosa lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2. La lista includeva anche industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come l'attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi , il portavoce di “Forza Italia” Fabrizio Cicchitto, Vittorio Emanuele di Savoia, i giornalisti Gustavo Selva (oggi deputato di AN), Roberto Gervaso e Maurizio Costanzo. Una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla On. Tina Anselmi (della Democrazia Cristiana), portò il Parlamento in tempi rapidi ad approvare una legge che mise al bando le associazioni segrete come la P2. È indiscutibile che la loggia P2 ha avuto un certo potere in Italia, dato il "peso" dei suoi affiliati. E molti osservatori ritengono che ancora adesso essa sia in una posizione forte. Si presume che uno degli affiliati sia stato Michele Sindona, un banchiere con chiare collusioni con la Mafia. Qualche anno dopo lo scandalo, molti sospetti si sono concentrati su Gelli in relazione al suo eventuale coinvolgimento nell'omicidio del banchiere milanese Roberto Calvi (conosciuto anche come il "banchiere di Dio"), che era stato in carcere per il fallimento del Banco Ambrosiano. Nel 1982, Licio Gelli viene arrestato in Svizzera, dove rimarrà in carcere fino alla rocambolesca evasione del Settembre 1983. A fronte di una tale inquietante curriculum ognuno è libero di pensarla come vuole, ma non è accettabile che da parte di chi è preposto alla formazione sociale e culturale dei nostri giovani, siano mandati messaggi cosi palesemente contraffatti su persone che sono state al centro delle tante misteriose trame che per decenni hanno insanguinato il nostro Paese e in più di una occasione hanno attentato alla nostra democrazia. Commenta questo articolo nel forum. (4 commenti) |
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Bene, dunque, ha fatto il segretario della CGIL Scuola ad opporsi a questa sorta di pericoloso revisionismo (tanto più a fronte del totale e preoccupante silenzio della “politica ufficiale” – partiti, istituzioni democratiche, gli stessi organismi collegiali della scuola ecc. ) e bene ha fatto la CGIL Pistoiese a dedicare una intera pagina del proprio giornale “Informazioni Sindacali” uscito in questi giorni, per ricordare proprio chi era e cosa ha fatto Licio Gelli nel corso della sua vita ( a partire dalle foto segnaletiche che lo ritraggono trasformato, con copiosi baffi e capelli tinti, quando nel 1983, dopo l’evasione dal carcere - si faceva chiamare Ing. Luciani – e già evasioni, travestimenti e cambio di identità non ci pare siano costume dei galantuomini) e come . tanti e gravi siano stati i suoi tentativi di colpire al cuore la democrazia e la libertà del nostro Paese.




















